Come calcolare le quote scommesse

Capire come calcolare le quote scommesse significa andare oltre il numero mostrato dal bookmaker e verificare se quella quota è potenzialmente profittevole oppure no.

Ogni quota rappresenta infatti una probabilità implicita ma contiene sempre un margine nascosto. Solo facendo i calcoli, dunque, è possibile capire quando una scommessa ha senso matematico e quando invece è costruita per favorire esclusivamente il bookmaker.

Nel calcio, e in particolare in Serie A, questi calcoli diventano fondamentali perché il livello medio delle squadre è equilibrato e le quote spesso si muovono molto, soprattutto tra pre match e live.

Dal numero alla probabilità (il primo calcolo da fare)

Il primo passaggio è trasformare la quota in probabilità implicita. Il concetto è semplice poiché una quota indica quante volte viene restituita la puntata se l’evento si verifica. E, allo stesso tempo, indica quanto il bookmaker ritiene probabile quell’esito. Ma andiamo a vedere uno scenario.

  • Inter – Bologna
  • Quota vittoria Inter: 1.70

Questa quota corrisponde a una probabilità implicita di circa il 59 per cento. Significa che, secondo il bookmaker, l’Inter vincerà circa 59 volte su 100 in quella situazione.

Ora entra in gioco la tua analisi. Se, analizzando dati come forma recente, assenze, expected goals e rendimento casa/trasferta, tu ritieni che l’Inter abbia una probabilità reale del 65 per cento di vincere, allora la quota 1.70 è potenzialmente profittevole. Se invece la tua stima è del 55 per cento, quella quota è matematicamente sfavorevole. Qui sta la differenza tra scommettere e giocare a caso.

Il margine del bookmaker spiegato in modo pratico

Introduciamo un concetto chiave, che è il margine del bookmaker, chiamato anche overround, ovvero la percentuale di guadagno incorporata nelle quote.

Per calcolarlo basta trasformare ogni quota in probabilità implicita e sommare tutte le probabilità di un mercato.

Ad esempio, in un Inter – Roma con quote 1.80 per l’Inter, 3.60 per il pareggio e 4.50 per la Roma, le probabilità implicite sono rispettivamente circa 55.5 per cento, 27.7 per cento e 22.2 per cento. Quindi la somma è 105.4 per cento.

Ciò significa che il bookmaker non sta pagando il 100 per cento delle probabilità reali ma si tiene un margine del 5.4 per cento. Più il margine è alto, più le quote sono sfavorevoli per il giocatore.

Nei mercati principali come l’1X2 il margine è spesso più contenuto, mentre su mercati come Goal/NoGoal, antepost o quote live tende ad aumentare perché il bookmaker sfrutta maggiore incertezza ed emotività.

Quando si giocano le multiple, poi, il margine non si annulla ma si moltiplica, rendendo queste scommesse matematicamente più rischiose. Una quota diventa potenzialmente profittevole solo quando la probabilità reale stimata dal giocatore supera non solo la probabilità implicita della quota, ma anche il margine complessivo del mercato.

Quando il confronto tra bookmaker dice che la quota è davvero sbagliata

Un passaggio spesso ignorato è il confronto tra più bookmaker. Se una quota è realmente di valore, spesso lo si capisce confrontandola con il mercato.

Esempio: Juventus – Udinese

  • Bookmaker A quota Juventus 1.55
  • Bookmaker B quota Juventus 1.60
  • Bookmaker C quota Juventus 1.58

La quota 1.60 è più alta rispetto alla media del mercato. Vuol dire che, a parità di evento, stai acquistando la stessa probabilità a un prezzo migliore. Se la tua analisi dice che la Juventus ha almeno il 65 per cento di possibilità di vincere, la quota 1.60 diventa interessante. Se tutti i bookmaker offrono quote simili ma uno si discosta verso l’alto, spesso lì c’è valore.

Come si sommano le quote scommesse

Capire come si sommano le quote scommesse è essenziale soprattutto per le multiple. Quando inserisci più eventi in una multipla, non stai sommando semplicemente numeri ma stai combinando probabilità.

  • Napoli – Sassuolo (quota Napoli 1.50)
  • Atalanta – Fiorentina (quota Atalanta 1.65)

La probabilità implicita del Napoli è circa 66 per cento. Invece la probabilità implicita dell’Atalanta è circa 61 per cento.

Per vincere la multipla devono verificarsi entrambi gli eventi. La probabilità combinata non è 66 più 61, ma molto più bassa. In pratica stai chiedendo che due eventi probabili si verifichino insieme e questo riduce drasticamente la probabilità complessiva.

Ecco perché una multipla con le favorite non è mai “facile”. Anche se ogni singola scommessa ha senso, la loro combinazione spesso amplifica il margine del bookmaker.

Quando una multipla è matematicamente sfavorevole

Una multipla diventa non profittevole quando almeno uno degli eventi non ha valore. Ecco come capirlo.

  • Roma vincente a quota 1.40
  • Lazio vincente a quota 1.45
  • Inter vincente a quota 1.50

Singolarmente, possono sembrare logiche contro avversarie modeste. Ma se una sola di queste quote è sottostimata rispetto alla probabilità reale, l’intera multipla diventa negativa dal punto di vista matematico. Il bookmaker guadagna due volte, cioè sul margine delle singole quote e sulla combinazione.

Pertanto, chi calcola davvero le quote tende a usare poche selezioni o addirittura soltanto singole.

Quote pre match e quote live: cosa cambia nei calcoli

Le quote pre match si basano su analisi statistiche, modelli e informazioni disponibili prima del fischio d’inizio. Le quote live invece reagiscono a ciò che accade in campo.

Prendiamo Milan – Lazio in pre match con Over 2.5 a quota 1.85. Dopo 25 minuti il risultato è 0 a 0 con poche occasioni create. La quota over 2.5 sale a 2.40.

Qui il calcolo cambia e devi chiederti se la probabilità reale di vedere almeno tre gol è scesa davvero così tanto o se il mercato sta reagendo in modo eccessivo al punteggio.

Se i dati live mostrano tiri, possesso e ritmo alto, la quota 2.40 potrebbe essere migliore rispetto a quella pre match, quindi più profittevole. Nel live, dunque, il valore nasce spesso dalle oscillazioni emotive del mercato.

Mercati Goal/NoGoal

Prendiamo Bologna – Atalanta con quota Goal a 1.75 e quota NoGoal a 2.00. Il bookmaker sta dicendo che il Goal è più probabile del NoGoal. Se però analizzi i dati e vedi che:

  • Il Bologna segna ma concede poco in casa
  • L’Atalanta fuori casa ha un rendimento offensivo discontinuo

Potresti stimare il NoGoal come evento con probabilità del 55 per cento. A quota 2.00, però, la probabilità implicita è solo del 50 per cento. Qui c’è una differenza concreta tra quota e probabilità stimata, quindi un potenziale vantaggio.

Con le scommesse antepost il calcolo diventa ancora più importante

Le antepost amplificano tutto e per avere un quadro chiaro prendiamo la scommessa Napoli vincente campionato a quota 4.00.

Questa quota implica una probabilità del 25 per cento. Devi chiederti se, considerando rosa, calendario, coppe e continuità, il Napoli ha davvero una possibilità su quattro di vincere lo scudetto. Se la tua stima è del 18 per cento, la quota non è buona, anche se “sembra alta”.

Nelle antepost, infatti, il margine bookmaker è spesso più alto, quindi il calcolo è ancora più decisivo.

Capire come calcolare le quote scommesse significa fare confronti, trasformare le quote in probabilità, analizzare oscillazioni pre match e live, valutare se il prezzo offerto è giusto o no.

Solo così si distingue una scommessa potenzialmente profittevole da una che favorisce solo il bookmaker. Sapere anche come si sommano le quote scommesse aiuta a evitare l’illusione delle multiple facili, uno degli errori più comuni nel calcio.

Paolo Simoncini
Paolo Simoncini
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